Albero di Limoni 2019 acrilico su lino cm 200×160

Sefirot 2019 diposizione asimmetrica all’interno di un cerchio (10 tele acrilico su lino Ø cm50)

Albero di Melograni 2020 acrilico su lino cm 200×160

Da Teresa Iaria Cahier de Monstres Edizioni degli animali Milano 2020

«Il progetto più recente che mi ha preso nelle sue maglie da più di un anno è Il giardino di Malakut.
In questo ultimo periodo sono stata chiamata da alcuni testi della cultura mediorientale ed ebraica, affascinata dal loro rapporto religioso con le immagini. Il fatto di vietarle/negarle e insieme rivelarle con forza nella scrittura mi ha affascinato e spinto ad immaginare ancora una volta, fluttuando tra astrazione e figurazione.
Ho dipinto un “hortus conclusus” che accoglie strane creature, animali, piante e frutti come se fossero sigilli di altre dimensioni.
Per prepararmi a questi mondi, mi sono addentrata nei testi degli Hekalot che descrivono un viaggio attraverso i sette palazzi celesti, tappe di un percorso di iniziazione verso la conoscenza di mondi superni e nel contempo corrispondono a una discesa nell’interiorità.
Suggestivo è stato poi lo Zohar, il cosiddetto Libro dello splendore, un testo medioevale che è un’interpretazione mistica della Torah influenzata dalla filosofia neoplatonica, dove regna un’idea di emanazione della luce che pervade tutte le forme del creato senza mai definirle.
Mi sono soffermata sugli esempi medievali della Qabbalah visiva i cui i diagrammi geometrici furono considerati strumenti di elevazione spirituale.
La fusione e l’influenza della cultura araba e greca nell’interpretazione e traduzione dei testi, mi ha mosso naturalmente verso la cultura iraniana sciita e mazdea di Henry Corbin, quindi verso l’immaginazione
creatrice
che ci introduce al mundus imaginalis.
In un rapporto sempre aperto e circolare con la cultura, il lavoro sull’immagine è iniziato con altri ritmi, senza mai essere illustrativo né descrittivo dei testi. Gli approfondimenti che ho fatto mi hanno permesso, ancora una volta, di aprire nuove prospettive da cui è affiorata rinnovata anche in questo caso la mia Immagine interiore.
Ne Il giardino di Malakut, titolo del lavoro, ci sono alberi osservati dall’interno, pensati come se fossero delle mappe ideali in cui perdersi o ritrovarsi seguendo forme o piccoli segni-frecce-rami che disegnano e sostengono dei frutti luminosi, limoni o cedri, dei melograni, uno stormo di uccelli, dei camaleonti, delle farfalle blu, tutti si rivelano sempre, in metamorfosi, dall’intreccio pittorico.

Contemporaneamente, da un’idea d’infinito trascendente e inconoscibile, En Sof, ho dipinto per emanazione le dieci sefirot, che nomino per richiamare la forza della parola creatrice keter, hokhmah, binah, hesed, gevurah, tif’eret, netzah, hod, yesod, malkhut che si sono liberamente manifestate attraverso immagini inaspettate.    In un’idea installativa, le sefirot si dispongono nello spazio come membra di un unico organismo, ricalcando la traccia classica ad albero o ancora meglio una configurazione asimmetrica circolare e dinamica».